È in concorso negli Stati Uniti e visibile in streaming il documentario “5×7 – il paese in una scatola” di Michele Citoni

È in concorso negli Stati Uniti e visibile in streaming il documentario “5×7 – il paese in una scatola” di Michele Citoni, premiato nel Nord e Sud America: il viaggio del MAVI di Lacedonia e del fondo Frank Cancian custodito nel museo irpino prosegue in tutto il mondo.

 È in concorso in diversi festival statunitensi il documentario “5×7 – il paese in una scatola” di Michele Citoni, che racconta la storia delle fotografie scattate nel 1957 da Frank Cancian a Lacedonia (Av) e la nascita, sessant’anni dopo, del MAVI-Museo Antropologico Visivo Irpino. Il film ricostruisce la prima visita a Lacedonia dell’allora studente e futuro antropologo americano e il suo ritorno nel 2017 nel piccolo comune dell’entroterra campano, dove ha donato le sue 1801 foto alla Pro Loco “Gino Chicone” ed ha tagliato il nastro del museo che oggi le custodisce.

Il film, realizzato dall’autore per il MAVI in coproduzione con la Proloco “Gino Chicone”, l’associazione LaPilart e l’Amministrazione comunale di Lacedonia, viene programmato fino al 25 novembre nell’ambito del Society for Visual Anthropology Film and Media Festival ed è visibile in streaming gratuito nella sezione “Thinking and Creating” sul sito del festival a questo indirizzo: https://www.svafilmfestival2020.org/5×7/ .

La Society for Visual Anthropology è una sezione dell’American Anthropological Association, la maggiore organizzazione scientifica e professionale di antropologi al mondo, di cui lo stesso Frank Cancian è uno dei 360 membri a vita. Il film festival si svolge ogni anno nel corso del meeting degli antropologi visuali affiliati a questa importante organizzazione (entrambi sul web a causa della pandemia) e “5×7 – il paese in una scatola” è l’unico titolo italiano fra i 30 film a carattere etnografico selezionati da tutto il mondo.

Contemporaneamente, il documentario di Michele Citoni partecipa fino al 22 novembre al Fort Lauderdale International Film Festival ed è visibile a questo indirizzo: https://watch.eventive.org/fliff2020/play/5f6ef88e447d33010b0a0408/

Il festival di Fort Lauderdale, nota città costiera della Florida (nel sud degli Usa), giunge quest’anno alla 35a edizione. Normalmente l’appuntamento è nei cinema della città, tra i quali una storica sala chiamata per molti anni “Cinema Paradiso”, ma a causa dell’emergenza Covid-19 si svolge quest’anno anche nei drive-in, nei boat-in (cioè in mare) e sulla rete. Il film “5×7 – il paese in una scatola” è uno dei 5 titoli italiani selezionati, in un programma di oltre 250 opere provenienti da tutto il mondo.

Il documentario questo autunno è stato premiato nella Carolina del Nord (Footcandle Film Festival) e in Arizona (Arizona Underground Film Festival) e in concorso in Massachusetts (Newburyport Documentary Film Festival), Oklahoma (Will Rogers Motion Picture Festival) e California (San Pedro International Film Festival); precedentemente ha ricevuto altri riconoscimenti sempre negli Usa e, scendendo a sud del continente, è stato premiato a ottobre a Buenos Aires dall’Arte Non Stop / Festival Internacional de Cine y Arte.

«Il MAVI al momento vive una situazione sospesa a causa della pandemia e stanno anche iniziando i lavori di adeguamento», spiega il Presidente della Pro Loco “Gino Chicone” di Lacedonia Antonio Pignatiello, «ma è un grande piacere riuscire a parlare a tutto il mondo del patrimonio del museo anche attraverso il film che abbiamo contribuito a produrre, e con il concorso fotografico “1801 Passaggi” che è prorogato fino a fine gennaio».

«I festival piccoli e medi degli Stati Uniti ci stanno dando belle soddisfazioni», osserva Michele Citoni, regista e membro di LaPilart: «ora il film sul lavoro etnofotografico di Frank Cancian che ritrae l’Italia rurale dei tardi anni 50 è all’attenzione della platea specializzata dei suoi colleghi antropologi, ma allo stesso tempo mi pare che le immagini parlino ai cuori del pubblico. Il direttore del Fort Lauderdale Film Festival, Gregory Von Hausch, di famiglia molisana, mi ha scritto che ha voluto il film nel suo festival perché lo ha incantato ed è un grande omaggio a Frank, a Lacedonia e alle persone che ha fotografato».



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